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I CELTI

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I CELTI

Gli antichi usarono nomi diversi per definire i popoli di lingua celtica che abitarono l'Europa, Ecateo di Mileto ed Erodoto, nel VI° e V° secolo a.C. chiamarono Keltoi il popolo che abitava l'estremo occidente alle sorgenti del Danubio.

Galatai furono definiti due secoli più tardi i Celti che avevano invaso l'area Balcanica, saccheggiato il tempio di Apollo a Delfi e fondato un regno nell'Asia Minore denominato Galazia.

Galli infine è il nome usato dai Romani per definire i Celti, forse la trasposizione in latino del nome Galati usato dai Greci.

Cesare fa del termine Galli il sinonimo di Celti.

"Noi chiamiamo Galli, quelli che nella propri lingua chiamano se stessi Celti"

(Caio Giulio Cesare clicca per il link di approfondimento De Bello Gallico clicca per il link di approfondimento  I,1clicca per il link di approfondimento)

Un'ampia raccolta di citazioni le trovi nella sezione fonti storiche di questo sito.





Celti in Italia

In Italia i Celti si stanziarono nell'area che gli storici chiamano Gallia Cisalpina:

è il territorio che dalle Alpi scende a sud comprendendo la pianura Padana, parte dell'Appennino settentrionale

e parte dell'Italia nord-orientale lungo la costa Adriatica.

A Golasecca, città sulla riva del fiume Ticino, all'inizio del 1800

furono rinvenuti i primi resti di un'importantissima cultura che prese il nome del luogo.

La cultura di Golasecca  si sviluppò a partire dal XII-X secolo a.C.,

era diffusa nell'alta valle del Ticino, nell'Ossola, nella medio-alta pianura del Piemonte e della Lombardia

fra il Sesia e il Serio e fino al Padus flumen (fiume Po). Le iscrizioni rinvenute in zona

dimostrano che queste popolazioni parlavano già una lingua celtica;

in questa area propria dei Leponti, che nel VI-V sec. a.C. furono i primi Celti a utilizzare la scrittura.

Fino a poco tempo fa definita protoceltica, secondo gli studi archeologici più recenti

la cultura di Golasecca si sta configurando come la prima Età del Ferro in Europa.

Alcune fra le principali tribù celtiche presenti fra il V e il II secolo a.C. furono i Taurinis,
stanziati nell'attuale Piemonte, gli Insubres
(Piemonte orientale, Lombardia centro-occidentale e parte del Canton Ticino),
gli Orobii e i Leponti (Lombardia settentrionale),
i Cenomani (Lombardia orientale, Veneto sud-occidentale, parte del Trentino e dell'Emilia).
Lingoni e Boi  si stanziarono nella valle Padana a sud del Po (Gallia Cispadana)
e i Senones nel territorio costiero della Romagna spingendosi fino ai rilievi appenninici
e più sud fino alle Marche dove fondarono Senigallia, l'antica Sena Gallica.



    Dal sito www.Trigallia.com, per gentile concessione delle EDIZIONI 3ntini



i Lingoni 

Quello dei Lingoni, che sembrerebbe significare "i Saltellanti"

è il nome di un popolo Celtico originario della Gallia Transalpina,

stanziato tra i fiumi Senna e Marna (Francia).
Durante la migrazione storica del IV secolo a.C.

che portò decine di tribù galliche

a stanziarsi in quella zona dell'Italia settentrionale,

che gli storici chiamano Gallia Cisalpina,

i Lingoni si stanziarono nella zona della foce del fiume Po

all'epoca popolata dagli Etruschi.

I risultati delle nostre ricerche sulle tracce lasciate dai Lingoni nelle nostre terre sono esposti in questa pagina.

    Fonti classiche

    Evidenze archeologiche

    La romanizzazione

    Altre citazioni

    Approfondimenti on-line

NOTE: (1) V. Kruta (2003) - La grande storia dei celti, p. 32





Fonti Classiche

Strabone (ca 58 a.C. - 25 d.C.) geografo greco che ha vissuto molti anni a Roma,

descrive le Gallie nel volume IV della sua opera

De Geografia e così parla delle terre di origine dei Lingoni

.Presso i Sequani si eleva il Monte Giura, che costituisce la frontiera tra loro gli Elvezi.

Dopo gli Elvezi e i Sequani vengono ad ovest gli Edui e i Lingoni,

poi i Mediomatrici , i Leuci e un cantone dei Lingoni.

Strabone: Le Gallie, Vol. IV del De Geografia

Tito Livio: (59 a.C. - 17 d.C.) nella sua opera monumentale Ab Urbe condita 

così ci descrive la calata dei Galli nella Cispadana.

Poi ancora, i Boi e i Lingoni, passando attraverso le Alpi Pennine,

quando già il territorio fra il Po e le Alpi era tutto occupato,

varcano il Po con zattere e cacciano via dalla regione non solo gli Etruschi

ma anche gli Umbri, rimanendo tuttavia al di là degli Appennini.

E finalmente i Senoni, ultimi immigrati, occupano il territorio dal fiume Utente

fino all'Esino.

Tito Livio:  Ab Urbe condita, V, 35 

Lo storico greco Polibio (ca 203 a.C. - 120 a.C.) nei primi due libri della sua opera Storie

ci narra quanto accadde nel Mediterraneo, dal Sacco di Roma

(390 a.C.) fino alla Prima guerra punica (264-241 a.C.), c

i scrive dei Celti citando anche dei Lingoni.…(le terre)

che sono situate nei dintorni delle foci del Po furono abitate da i Laevi e dai Lebeci,

e dopo di loro dagli Insubri, il più grande di questi popoli;

e a valle lungo il fiume, vivevano i Cenomani.

Le contrade prossime ad Adria erano occupate da un'altra popolazione antichissima, i Veneti…

che poco differiscono dai Celti per gli usi e i costumi ma parlano un'altra lingua…

Al di là del Po si sono fissati per primi gli Anari, poi i Boi,

in direzione dell'Adriatico i Lingoni, infine, vicino al mare, i Senoni.

Polibi : Storie, II,17

Circa nel 350 a.C. (ma la datazione è incerta e controversa) nel Periplo Scilace,

si legge che tra il territorio degli Etruschi di Spina e quello venetico di Adria

vi era un tratto di costa controllato dai Celti,

che si trattasse proprio dei Lingoni??? Dopo gli Etruschi [di Spina]

vi sono i Celti, in un ristretto territorio fino alla costa adriatica...

dopo i Celti vi sono i Veneti,

nel cui territorio scorre un ramo del Po chiamato Eridano...

Scilace clicca per il link di approfondimento, Periplo 18,19



Approfondimenti on-line


  • Lingoni dal sito Wikipedia.it
  • Comunicato stampa dell'Associazione Culturale Celtica Trigallia, i Galli e Trigallia.
  • Le "Placche da Comacchio", interessante articolo pubblicato su CELTICA N°32
  • Lingoni Transalpini articolo dal sito Livius. Articles on Ancient History
  • Legioni Lingone in Britannia dal sito Roman-Britain.org
  • Raccolta di iscrizioni romane dal sito British-history.ac.uk
  • Raccolta di iscrizioni romane dal sito RomanBritain.freeserve.co.uk
  • Elenco delle tribù galliche dal sito Wikipedia.it
  • Il sacco di Roma dal sito Wikipedia.it
  • Antiche cartine della Gallia Cisalpina dal sito Trigallia.com
  • La Gallia Transalpina dal sito Wikipedia.it
  • sulla numismatica dell'Italia Centro Settentrionale



I Celti In Europa

               
               
I Celti hanno origine indoeuropea . Giunsero in Europa in varie ondate, fra il 3500 e il 1500 a.C. muovendosi dalle regioni centrali dell'Asia e attraversando il Caucaso e il Medio Oriente .
Le prime regioni europee in cui si svilupparono i primi segni della cultura celtica furono l'area di Golasecca (Italia nord-occidentale) nel XII-X secolo a.C., l'area mineraria di Hallstatt <video> (vicino alla città di Hallein, nell'Austria meridionale) dove diedero vita a una cultura particolare sviluppatasi intorno all'VIII secolo a.C., e quindi il sito di La Tène (Svizzera), laddove raggiunsero la massima espressione artistica, sociale e spirituale nel VI-V secolo a.C. Successivamente le tribù celtiche si diffusero nell'intero territorio austriaco e svizzero, nella Germania sud-orientale, in Francia, Belgio, Italia settentrionale e parte dell'area centro-orientale, Spagna settentrionale, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bulgaria, Serbia, Isole Britanniche, Irlanda e nell'area centrale della Turchia.

I Celti furono portatori di una cultura e di una spiritualità comuni, tuttavia definirli un unico popolo è sostanzialmente impreciso: tutti i popoli celtici avevano in comune la suddivisione in tribù, i gruppi tribali si riconoscevano in un antenato divino (Dèa o Dio) e in una lingua con molte similitudini fonetiche e di significato, ma ciascuna tribù si distingueva con il proprio nome, identità distinta e caratteristiche spiccatamente proprie.

L'organizzazione sociale in tribù (teuta) o famiglie (clan), spesso in lotta con quelle vicine per il possesso di bestiame o di beni, era l'unica forma di aggregazione sociale riconosciuta dai Celti, che non crearono mai un unico grande “Stato dei Celti” né un grande impero.




Testi, immagini e video, dal sito www.Trigallia.com, per gentile concessione delle EDIZIONI 3ntini

CELTI

Con il nome di Celti si indica un insieme di popoli indoeuropei che, nel periodo di massimo splendore (IV-III secolo a.C.), erano estesi in un'ampia area dell'Europa, dalle Isole britanniche fino al bacino del Danubio, oltre ad alcuni insediamenti isolati più a sud, frutto dell'espansione verso le penisole iberica, italica e anatolica. Uniti dalle origini etniche e culturali, dalla condivisione di uno stesso fondo linguistico indoeuropeo e da una medesima visione religiosa, i Celti rimasero sempre politicamente frazionati; tra i vari gruppi di popolazioni celtiche si distinguono i Britanni, i Galli, i Pannoni, i Celtiberi e i Galati, stanziati rispettivamente nelle Isole Britanniche, nelle Gallie, in Pannonia, in Iberia e in Anatolia.

Portatori di un'originale e articolata cultura, i Celti furono soggetti a partire dal II secolo a.C. a una crescente pressione politica, militare e culturale da parte di altri due gruppi indoeuropei: i Germani, da nord, e i Romani, da sud. I Celti furono progressivamente sottomessi e assimilati, tanto che già nella tarda antichità l'uso delle loro lingue appare in netta decadenza. L'arretramento dei Celti come popolo autonomo è testimoniato proprio dalla marginalizzazione della loro lingua, presto confinata alle sole Isole britanniche. Lì infatti, dopo i grandi rimescolamenti altomedievali, emersero gli eredi storici dei Celti: le popolazioni dell'Irlanda e delle frange occidentali e settentrionali della Gran Bretagna, parlanti lingue brittoniche o goideliche, le due varietà di lingue celtiche insulari.

ORIGINI

Archeologi e linguisti concordano, a larga maggioranza, nell'identificare i Celti con il popolo portatore della Cultura di La Tène, sviluppatasi durante l'Età del ferro dalla precedente Cultura di Hallstatt. Tale identificazione consente di individuare la patria originaria dei Celti in un'area compresa tra l'alto Reno (da Renos, vocabolo di origine celtica il cui significato è "mare"[8]) e le sorgenti del Danubio (dal celtico Danuvius, il cui significato è "che scorre veloce"[8]), tra le attuali Germania meridionale, Francia orientale e Svizzera settentrionale: qui i Protocelti si consolidarono come popolo, con una propria lingua, evoluzione lineare di un vasto continuum indoeuropeo esteso in Europa centrale fin dall'inizio del III millennio a.C.[9].

È stata tuttavia avanzata anche l'ipotesi, sempre fondata su argomentazioni linguistiche, che i Protocelti fossero il frutto di una penetrazione secondaria di Indoeuropei in Europa centrale, a metà del III millennio a.C., a partire dalle steppe a nord del Mar Nero, probabile patria originaria del popolo comune.[10].

Nell'area di La Tène si registra una continuità nell'evoluzione culturale sin dai tempi della Cultura dei campi di urne (a partire dal XIII secolo a.C.[11]). All'inizio dell'VIII secolo a.C. si affermò la Cultura di Hallstatt, la civiltà protoceltica che mostrava già le prime caratteristiche culturali che poi saranno proprie della cultura celtica classica. Il nome deriva da un importante sito archeologico austriaco distante una cinquantina di chilometri da Salisburgo. La Cultura di Hallstatt, con base agricola ma dominata da una classe di guerrieri, era inserita in una rete commerciale piuttosto ampia che coinvolgeva Greci, Sciti ed Etruschi. È da questa civiltà dell'Europa centro-occidentale che, intorno al V secolo a.C., si sviluppò, senza soluzione di continuità, la cultura celtica propriamente detta: nella terminologia archeologica, la Cultura di La Tène.

L'ESPANSIONE IN EUROPA

L'identificazione dei Celti con la cultura di Hallstatt-La Tène consente, sulla base dei ritrovamenti archeologici, di tracciare un quadro del loro processo espansivo a partire dalla ristretta area dell'Europa centro-occidentale nella quale si cristallizzarono come popolo. La penetrazione nella Penisola iberica e lungo le coste atlantiche dell'attuale Francia risale quindi all'VIII-VII secolo a.C., ancora in epoca hallstattiana. Più tardi, quando già avevano sviluppato la Cultura di La Tène, raggiunsero la Manica, la foce del Reno, l'attuale Germania nord-occidentale e le Isole britanniche; ancora successiva fu l'espansione verso le attuali Boemia, Ungheria e Austria. Contemporanei a questi ultimi movimenti furono gli insediamenti, già registrati dalle fonti storiche, in Italia settentrionale e, in parte di quella centrale (inizio IV secolo a.C.) e nella Penisola balcanica. Nel III secolo il gruppo dei Galati passò dalla Tracia all'Anatolia, dove si stanziò definitivamente[13]. L'avanzata fu favorita principalmente dalla superiorità tecnica delle armi in possesso della bellicosa aristocrazia guerriera, che guidò questi popoli durante le migrazioni.

L'APOGEO IV-III SECOLO A.C.

I Celti toccarono il loro apogeo tra la seconda metà del IV e la prima metà del III secolo a.C. In quell'epoca, la lingua e la cultura celtica costituivano l'elemento più diffuso e caratteristico dell'intera Europa[13], interessando una vasta e ininterrotta area che andava dalle Isole Britanniche all'Italia settentrionale e dalla Penisola Iberica al bacino Danubio. Gruppi isolati, inoltre, si erano spinti ancor più a sud, come i Galli Senoni nell'Italia centrale e - soprattutto - i Galati in Anatolia.

Le varie popolazioni costituivano un'unità culturale e linguistica, ma non politica; al loro interno, già le fonti antiche individuavano diversi gruppi principali di tribù: i Britanni (Isole britanniche), i Celtiberi (Penisola iberica), i Pannoni (Pannonia), i Galati (Anatolia) e i Galli (Gallie); questi ultimi erano a loro volta ripartiti in vari gruppi, tra i quali spiccavano i Belgi, almeno in parte mescolati con elementi germanici, gli Elvezi, posti all'estremità orientale della Gallia e a contatto con i Reti, popolo non indoeuropeo della regione alpina orientale, e i Galli cisalpini dell'Italia settentrionale.

Vestigia dell'antica presenza celtica sono state rinvenute in quasi tutta Europa, in un'area quindi ancor più estesa di quella, già ampia, occupata dai Celti in epoca storica. A testimonianza della fitta rete di scambi culturali e commerciali tra le antiche popolazioni europee, manufatti celtici sono stati rinvenuti tanto nelle regioni mediterranee non direttamente raggiunte dalle tribù celtiche, tanto in vaste aree dell'Europa centro-settentrionale, dalla regione baltica alla Scandinavia. Tra i toponimi che denunciano una chiara origine celtica, spiccano non solo la "Galizia" iberica e la "Galazia" anatolica, ma anche la "Galizia" sub-carpatica, un'area che in passato fu al margine estremo della penetrazione celtica.

SOCIETÀ

La società celtica ricalcava le strutture fondamentali di quella indoeuropea, imperniata sulla "grande famiglia" patriarcale. Tale modello è stato preservato dai Celti anche in età storica; il gruppo famigliare (clan, termine scozzese entrato nell'italiano) includeva non solo la famiglia in senso stretto, ma anche antenati, collaterali, discendenti e parenti acquisiti, comprendendo varie decine di persone. Più clan formavano una tribù (tuath in scozzese), a capo della quale era posto un re (in gallico Rix). Alla famiglia - e non all'individuo - spettava anche la proprietà della terra.

GALLI

Galli era il nome con cui i Romani indicavano i Celti che abitavano la regione delle Gallie. Dall'originaria area della Cultura di La Tène i Celti si espansero verso le coste atlantiche e lungo il corso del Reno tra i secoli VIII e V a.C.; più tardi, a partire dal 400 a.C. circa, penetrarono nell'odierna Italia settentrionale. Continuarono a premere verso sud, tanto che nel 390 a.C., secondo la tradizione[17], o più probabilmente nel 386 a.C.[18], la tribù dei Senoni guidata da Brenno mise a sacco la stessa Roma, per stanziarsi infine sul medio versante adriatico (Piceno).

MONETAZIONE

L'uso della moneta si diffuse nei territori celtici a partire dalle aree colonizzate dai Greci, lungo la costa mediterranea della Gallia: fin dal III secolo a.C. i Galli utilizzarono le monete greche, per passare in seguito a quelle romane. I Celti coniarono anche proprie monete, sia in Gallia che nella Penisola iberica (parte della cosiddetta monetazione hispanica), ispirate a quelle greche e romane.

Anche presso i Celti, la moneta costituiva un comodo mezzo per la quantificazione di un metallo prezioso come oro o argento, in transizioni di una certa importanza. La sua introduzione va ricercata nel soldo che veniva dato come compenso ai mercenari celti (come i Gesati). Non sarebbero, pertanto dovute a una mera coincidenza le prime apparizioni di emissioni locali, nel bacino del fiume Rodano, in seguito al rientro da parte dei mercenari gesati della prima metà del III secolo a.C. Le successive variazioni, in particolare a partire dal II secolo a.C., furono un mezzo per marcare la differenza tra le diverse comunità territoriali, con l'affermazione progressiva delle città-Stato. L'obbligo di distinguere ogni emissione successiva di uno stesso oppidum, mantenendone i tratti principali e distintivi, portò gli incisori a sviluppare una rara capacità di variazione nell'elaborazione di immagini sempre più originali


Associazione Culturale Cinghiale Bianco - Teuta Lingones
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NO PROFIT






 
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